Figlio di cani

Wednesday, October 25, 2006

Povera Italia

Ho appena letto l'ultimo post di Beppe Grillo .

Mi ha rattristato molto. Non mi sembrava vero che il mio paese si fosse ridotto a tanto, ma, per quello che posso leggere sui giornali e per i commenti dei lettori del post, sembra proprio cosí.

L'amara realtà.

Mi ha fatto quasi piangere il commento di Costantino Rover che andrà in California lasciando una ragazza che ama, ma non ce la fa piú. Lo so che cosa vuol dire sentirsi cosí. So che cosa vuol dire guardarsi allo specchio e chiedersi sgomenti se quella che si vede è la faccia di un uomo o di un pagliaccio. Se sei l'unico scemo o lo sono tutti gli altri. Quando non riesci a capire la differenza tra l'avere ragione e avere i soldi.

Molto triste. Davvero.

Poi mi sono sgomentato con il commento successivo di Stefano Galletti, commentato a sua volta da Simone Risk.

Caro Stefano dovresti sapere che gli incivili siamo noi che ci consideriamo cosí civili e, proprio per questo, non lo siamo. Essere qualcosa, qualunque cosa, non è il frutto di una convinzione o di una nomina, ma il frutto di una ricerca interiore e di una voglia di essere quello che si vuole essere. E non basta crederlo, bisogna esserelo, la qual cosa, nel caso degli italiani e della civiltà... scusami tanto, ma non ci siamo proprio.

Se l'essere civili vuol dire avere una storia lunga otto secoli ti ricordo che gli Arabi in Spagna ci sono stati otto secoli, giustappunto, e l'Impero Romano ne è durato quattro, di secoli, la Repubblica Romana, piú o meno, due e mezzo o tre, e la monarchia solo cinquanta o cento anni. Non che questo cambi molto.

In Italia, l'italiano è parlato da una sparuta minoria, visto che il resto parla dialetto e neanche se ne rende conto, e sono pochi quelli che usano la lingua a ragion veduta, con un proprietà di linguaggio degna della nobiltà della lingua che usano.

Forse non tutti sanno che l'italiano è una lingua creata artificialmente da un manipolo di intellettuali che la usavano come alternativa al Latino. Lo facevano, tra le altre cose, perché erano anticlericali.

Volevano usare una lingua che, come nelle altre regioni della Romania, era considerata la lingua parlata, solo che nelle altre regioni della Romania la lingua era parlata dal popolo ed è per questo che i dialetti che esistono in Spagna, Francia e Portogallo non sono comparabili con quelli italiani, che sono, a volte, delle vere e proprie lingue, visto che l'italiano non lo parlava nessuno fino alla prima guerra mondiale perché non era insegnato nelle scuole.

Non vorrai considerare le scuole del Regno d'Italia come delle scuole popolari, vero?

Quindi se la Storia d'Italia comincia nel 1947, perché è solo allora che si può parlare dell'Italia come la conosciamo oggi, dov'è questa nazione di marinai, artisti e poeti? Marco Polo era veneziano. Leonardo da Vinci era di Vinci e, quindi era toscano. Altrettanto erano Michelangelo e Giotto, Dante e Boccaccio. Cristoforo Colombo era genovese, come Beppe Grillo :-D.

Ma chi sono gli italiani?

Ho scoperto, qui in Brasile dove abito da 12 anni. Che gli italiani che sono arrivati qui, nello stato dove abito, erano, in efetti, austriaci, visto che erano, per la maggior parte Trentini e, quando sono arrivati nel 1880 circa, l'Italia in quel periodo era in guerra civile, c'era il Risorgimento alle porte ed il processo di unificazione. Chi non era daccordo, per qualsiasi ragione se ne andava a fare fortuna in un altro paese. Senza pensare se quello che stava per laciare era un paese civilizzato di piú o di meno di qualche tribú africana, se ne andava e basta.

Come vuol fare Costantino.

Come non farai tu, caro Stefano.

Per andarsene non basta stare male. Bisogna avere le palle. Ma, non solo, non si devono avere dei preconcetti sugli altri, quei preconcetti che rendono la vita migliore, anche quando è peggiore, che ci fanno sentir bene perché, sí è vero, ci rubano i soldi ogni giorno di piú, ci fregano sempre, siamo sempre piú poveri e loro sono sempre piú ricchi, ma, in fondo, siamo un paese con molta cultura, tanta cultura.

E che ce fai? A bira, come diciamo a Roma.

Ciao Nine' se vedemo.

Auguri a Costantino, buona fortuna per il suo coraggio.

Auguri a Stefano, buona fortuna con la sua crescita, spero che capirà, un giorno, lo spero proprio.

Ciao

Monday, September 25, 2006

BarcampBrasil - Floripa

Sabato 16 e domenica 19 settembre, qui a Florianópolis (Brasile - Santa Catarina) c'è stato il primo BarcampBrasil. Un'esperienza emozionante!

Organizzato dall'ottimo André Avório dell'etribes.com, con la partecipazine di una cinquantina di entusiasti sostenitori della non-conferenza (si dice cosí in italiano? non so).

Mi sono improvvisamente reso conto che siamo in tanti e che vogliamo fare molte cose. Mi sono reso conto che mi manca vivere in un grande centro metropolitano [sono di Roma e ho vissuto a Londra per un bel periodo della mia vita]. un posto dove le cose succedono prima che negli altri posti. Dove sto, oltre che essere in Brasile, è una città con meno di mezzo milione di abitanti.

Ci sono moltissime cose belle da vedere, per carità. Abito su un'isola, ci sono spiagge incantate a non finire, le piú belle donne che ho mai visto in vita mia, la vita è molto economica e la temperatura è abbastanza mite, anche se in inverno fa freddino, diciamocelo pure. Ma, tutto sommato, non posso lamentarmi.

L'unica cos che mi mancava, davvero, era questo bagno tecnologico che c'è stato in questi due ultimi giorni. Ma non solo di tecnologia. Bagno di vivere con gli altri e non di restare davanti al computer per ore a sviluppare applicativi, bagno di vedere persone e non i miei cani e la spiaggia per giorni e giorni. Visto che sto sempre in casa con una connessione ADSL a lavorare. E abito davanti alla spiaggia, intorno a me ci sono poche case e l'oceano. L'Atlantico. Che mugghia come um branco di tori impazziti.

Gente, people, persone, esseri umani. Mi ero scordato come erano fatti!!!

E cosí ci si è ritrovati intorno ad un tavolo a parlare di CSS, Hacks, codice valido, W3C e a scherzare attorno ad un laptop vedendo l'ultimo film fatto mezz'ora prima da Adrien, un francese molto simpatico che ha partecipato attivamente parlando un portoghese molto divertente, che era sicuramente migliore del mio francese, però.

Ho conosciuto Maira di Brasilia, una webdesigner brava, simpatica e molto bella. Eduardo, un amico molto simpatico con il quale abbiamo cominciato una bella e simpatica collaborazione, visto che il suo servizio di hosting è dietro casa. Maria Clara, una gauchinha molto simpatica e tutto pepe che si occupa di hyperlinks e jornalismo collaborativo

Molti e molti altri che rivedrò sicuramente nel prossimo Barcamp a Porto Alegre. A dicembre.

Non vedo l'ora.

Thursday, September 21, 2006

Guardarsi indietro. Il prezzo dell'onestà.

Ancora non so se scrivere in italiano è giusto, o dovrei scrivere in inglese perché cosí raggiungo una audience piú vasta, o, forse, sarebbe piú giusto scrivere in portoghese, visto che vivo in Brasile e posso scrivere su quello che conosco meglio, per una questione di correttezza.

Non so.

Mi trovo bene a scrivere in inglese. Certo. Ho vissuto cinque anni a Londra e l'inglese lo parlo quasi come un Inglese ;-). Sono undici anni che vivo in Brasile ed il portoghese lo parlo come un Brasiliano. Sono sedici anni che non vivo in Italia e l'italiano me lo sono quasi scordato.... o no?

Non saprei.

Certo è che quando leggo il blog di Beppe Grillo o i posts sul blog di HTML.it, che sono le uniche cose che leggo dell'Italia e sull'Italia, beh, mi cadono le braccia. Grazie a Dio me ne sono andato. Gli italiani sono sempre gli stessi. Ed i motivi che mi hanno fatto andare via non sono cambiati. Io sono cambiato, in peggio o in meglio non so. L'Italia è cambiata, senza dubbio, ma il cambiamento non ha trasformato gli italiani.

Sempre fermi sul soldo.

Niente contro ai soldi. Se la ricchezza non da la felicità, immaginiamoci la povertà!!! ;-)

Ora, vivere per i soldi è un altro paio di maniche! E, dai posts che leggo sulla vita in Italia, mi sembra che gli italiani non siano cambiati affatto. Sempre preoccupati della griffe del momento. Del telefonino alla moda, delle scarpe firmate, dell'orologio all'ultimo strillo ecc. ecc. ecc.

Ne abbiamo di problemi quanti e forse piú del Brasile, il non ammetterlo è, oltre che miope, anche del tutto stupido, perché non serve. Mi ricorda lo struzzo che per salvarsi dal leone infilava la testa sotto la sabbia. Beh, non solo finiva mangiato, ma il leone cominciava a mangiarlo dal sedere
.
Credevo che in questi quindici anni i miei conterranei rinsavissero e adottassero costumi piú salutari e piú razionali, ma mi sbagliavo. Mi sono sempre sbagliato ad avere speranza nella saggezza del popolo italico. Semplicemente perché non esiste.

Il popolo italico non è saggio.

Il popolo italico non è saggio quando non usa la rete per quello che vale, ma solo per lo status che conferisce.
Il popolo italico non è saggio quando continua a vedere la TV sapendo, o forse non lo sa ancora, che la TV mente, sapendo di mentire e che non si può contestarla.
Il popolo italico non è saggio quando rifiuta gli stranieri immigrati dimenticandosi che gli italiani nel mondo sono di piú degli italiani in patria (120.000.000 circa).
Il popolo italico non è saggio quando inveisce contro gli arabi dimenticandosi che senza gli arabi non esisterebbero due cose: il medio evo come lo conosciamo e la matematica che ci ha permesso di andare sulla luna, oltre che di avere i computers ed internet.
Il popolo italico non è saggio quando accetta tacitamente quello che il papa dice dimenticandosi, o forse non sapendolo affatto, che la chiesa altro non è che la continuazione dell'Impero Romano. Ipso facto.
Il popolo italico non è saggio quando crede che il '68 l'abbia liberato dal pensiero borghese. Dimenticandosi che la liberazione vera sovviene solo dopo un profondo ed onesto esame di coscienza, che leverà ad un cambiamento di rotta nella propria vita. Sennò non serve a niente.
Il popolo italico non è saggio pensando e credendo piamente che la tradizione culturale dell'Italia è il distinguo che ci fa differenti dagli altri.

Arrivato qui nel sud del Brasile, in mezzo ad una colonizzazione selvaggia di italiani provenienti dal nord (Veneto e Trentino), mi sono scontrato con delle tradizioni e dei valori che l'Italia non dovrebbe conservare piú, ma che, purtroppo, continuano a vivere nella mente dell'italiano medio anche in patria, non solo nel cuore dei discendenti di un Italia post-borbonica e savoiarda, che non conosce nemmeno la metà di quello che è successo in patria negli ultimi cent'anni. Sono arrivati analfabeti e continuano ad esserlo.

Non mi interessa che qualcuno possa sentirsi offeso. Sono fatti suoi. Qui scrivo quello che mi pare e se qualcuno si sentirà offeso l'opzione è andarsene senza voltarsi indietro, un po' come la moglie di Lot alla distruzione di Sodoma e Gomorra. L'unica differenza è che qui non si rischia di diventare statua di sale se ci si volta a guardare. Anzi, se si torna per discutere senza pregiudizi si guadagnerà un po' di obbiettività che prima non si aveva.

Ma, chiedo molto, lo so, chiedo di essere onesti con se stessi e, scusate, ma questo all'italiano medio riesce un po' difficile, quando affatto.

Saul