Povera Italia
Ho appena letto l'ultimo post di Beppe Grillo .
Mi ha rattristato molto. Non mi sembrava vero che il mio paese si fosse ridotto a tanto, ma, per quello che posso leggere sui giornali e per i commenti dei lettori del post, sembra proprio cosí.
L'amara realtà.
Mi ha fatto quasi piangere il commento di Costantino Rover che andrà in California lasciando una ragazza che ama, ma non ce la fa piú. Lo so che cosa vuol dire sentirsi cosí. So che cosa vuol dire guardarsi allo specchio e chiedersi sgomenti se quella che si vede è la faccia di un uomo o di un pagliaccio. Se sei l'unico scemo o lo sono tutti gli altri. Quando non riesci a capire la differenza tra l'avere ragione e avere i soldi.
Molto triste. Davvero.
Poi mi sono sgomentato con il commento successivo di Stefano Galletti, commentato a sua volta da Simone Risk.
Caro Stefano dovresti sapere che gli incivili siamo noi che ci consideriamo cosí civili e, proprio per questo, non lo siamo. Essere qualcosa, qualunque cosa, non è il frutto di una convinzione o di una nomina, ma il frutto di una ricerca interiore e di una voglia di essere quello che si vuole essere. E non basta crederlo, bisogna esserelo, la qual cosa, nel caso degli italiani e della civiltà... scusami tanto, ma non ci siamo proprio.
Se l'essere civili vuol dire avere una storia lunga otto secoli ti ricordo che gli Arabi in Spagna ci sono stati otto secoli, giustappunto, e l'Impero Romano ne è durato quattro, di secoli, la Repubblica Romana, piú o meno, due e mezzo o tre, e la monarchia solo cinquanta o cento anni. Non che questo cambi molto.
In Italia, l'italiano è parlato da una sparuta minoria, visto che il resto parla dialetto e neanche se ne rende conto, e sono pochi quelli che usano la lingua a ragion veduta, con un proprietà di linguaggio degna della nobiltà della lingua che usano.
Forse non tutti sanno che l'italiano è una lingua creata artificialmente da un manipolo di intellettuali che la usavano come alternativa al Latino. Lo facevano, tra le altre cose, perché erano anticlericali.
Volevano usare una lingua che, come nelle altre regioni della Romania, era considerata la lingua parlata, solo che nelle altre regioni della Romania la lingua era parlata dal popolo ed è per questo che i dialetti che esistono in Spagna, Francia e Portogallo non sono comparabili con quelli italiani, che sono, a volte, delle vere e proprie lingue, visto che l'italiano non lo parlava nessuno fino alla prima guerra mondiale perché non era insegnato nelle scuole.
Non vorrai considerare le scuole del Regno d'Italia come delle scuole popolari, vero?
Quindi se la Storia d'Italia comincia nel 1947, perché è solo allora che si può parlare dell'Italia come la conosciamo oggi, dov'è questa nazione di marinai, artisti e poeti? Marco Polo era veneziano. Leonardo da Vinci era di Vinci e, quindi era toscano. Altrettanto erano Michelangelo e Giotto, Dante e Boccaccio. Cristoforo Colombo era genovese, come Beppe Grillo :-D.
Ma chi sono gli italiani?
Ho scoperto, qui in Brasile dove abito da 12 anni. Che gli italiani che sono arrivati qui, nello stato dove abito, erano, in efetti, austriaci, visto che erano, per la maggior parte Trentini e, quando sono arrivati nel 1880 circa, l'Italia in quel periodo era in guerra civile, c'era il Risorgimento alle porte ed il processo di unificazione. Chi non era daccordo, per qualsiasi ragione se ne andava a fare fortuna in un altro paese. Senza pensare se quello che stava per laciare era un paese civilizzato di piú o di meno di qualche tribú africana, se ne andava e basta.
Come vuol fare Costantino.
Come non farai tu, caro Stefano.
Per andarsene non basta stare male. Bisogna avere le palle. Ma, non solo, non si devono avere dei preconcetti sugli altri, quei preconcetti che rendono la vita migliore, anche quando è peggiore, che ci fanno sentir bene perché, sí è vero, ci rubano i soldi ogni giorno di piú, ci fregano sempre, siamo sempre piú poveri e loro sono sempre piú ricchi, ma, in fondo, siamo un paese con molta cultura, tanta cultura.
E che ce fai? A bira, come diciamo a Roma.
Ciao Nine' se vedemo.
Auguri a Costantino, buona fortuna per il suo coraggio.
Auguri a Stefano, buona fortuna con la sua crescita, spero che capirà, un giorno, lo spero proprio.
Ciao
Mi ha rattristato molto. Non mi sembrava vero che il mio paese si fosse ridotto a tanto, ma, per quello che posso leggere sui giornali e per i commenti dei lettori del post, sembra proprio cosí.
L'amara realtà.
Mi ha fatto quasi piangere il commento di Costantino Rover che andrà in California lasciando una ragazza che ama, ma non ce la fa piú. Lo so che cosa vuol dire sentirsi cosí. So che cosa vuol dire guardarsi allo specchio e chiedersi sgomenti se quella che si vede è la faccia di un uomo o di un pagliaccio. Se sei l'unico scemo o lo sono tutti gli altri. Quando non riesci a capire la differenza tra l'avere ragione e avere i soldi.
Molto triste. Davvero.
Poi mi sono sgomentato con il commento successivo di Stefano Galletti, commentato a sua volta da Simone Risk.
Caro Stefano dovresti sapere che gli incivili siamo noi che ci consideriamo cosí civili e, proprio per questo, non lo siamo. Essere qualcosa, qualunque cosa, non è il frutto di una convinzione o di una nomina, ma il frutto di una ricerca interiore e di una voglia di essere quello che si vuole essere. E non basta crederlo, bisogna esserelo, la qual cosa, nel caso degli italiani e della civiltà... scusami tanto, ma non ci siamo proprio.
Se l'essere civili vuol dire avere una storia lunga otto secoli ti ricordo che gli Arabi in Spagna ci sono stati otto secoli, giustappunto, e l'Impero Romano ne è durato quattro, di secoli, la Repubblica Romana, piú o meno, due e mezzo o tre, e la monarchia solo cinquanta o cento anni. Non che questo cambi molto.
In Italia, l'italiano è parlato da una sparuta minoria, visto che il resto parla dialetto e neanche se ne rende conto, e sono pochi quelli che usano la lingua a ragion veduta, con un proprietà di linguaggio degna della nobiltà della lingua che usano.
Forse non tutti sanno che l'italiano è una lingua creata artificialmente da un manipolo di intellettuali che la usavano come alternativa al Latino. Lo facevano, tra le altre cose, perché erano anticlericali.
Volevano usare una lingua che, come nelle altre regioni della Romania, era considerata la lingua parlata, solo che nelle altre regioni della Romania la lingua era parlata dal popolo ed è per questo che i dialetti che esistono in Spagna, Francia e Portogallo non sono comparabili con quelli italiani, che sono, a volte, delle vere e proprie lingue, visto che l'italiano non lo parlava nessuno fino alla prima guerra mondiale perché non era insegnato nelle scuole.
Non vorrai considerare le scuole del Regno d'Italia come delle scuole popolari, vero?
Quindi se la Storia d'Italia comincia nel 1947, perché è solo allora che si può parlare dell'Italia come la conosciamo oggi, dov'è questa nazione di marinai, artisti e poeti? Marco Polo era veneziano. Leonardo da Vinci era di Vinci e, quindi era toscano. Altrettanto erano Michelangelo e Giotto, Dante e Boccaccio. Cristoforo Colombo era genovese, come Beppe Grillo :-D.
Ma chi sono gli italiani?
Ho scoperto, qui in Brasile dove abito da 12 anni. Che gli italiani che sono arrivati qui, nello stato dove abito, erano, in efetti, austriaci, visto che erano, per la maggior parte Trentini e, quando sono arrivati nel 1880 circa, l'Italia in quel periodo era in guerra civile, c'era il Risorgimento alle porte ed il processo di unificazione. Chi non era daccordo, per qualsiasi ragione se ne andava a fare fortuna in un altro paese. Senza pensare se quello che stava per laciare era un paese civilizzato di piú o di meno di qualche tribú africana, se ne andava e basta.
Come vuol fare Costantino.
Come non farai tu, caro Stefano.
Per andarsene non basta stare male. Bisogna avere le palle. Ma, non solo, non si devono avere dei preconcetti sugli altri, quei preconcetti che rendono la vita migliore, anche quando è peggiore, che ci fanno sentir bene perché, sí è vero, ci rubano i soldi ogni giorno di piú, ci fregano sempre, siamo sempre piú poveri e loro sono sempre piú ricchi, ma, in fondo, siamo un paese con molta cultura, tanta cultura.
E che ce fai? A bira, come diciamo a Roma.
Ciao Nine' se vedemo.
Auguri a Costantino, buona fortuna per il suo coraggio.
Auguri a Stefano, buona fortuna con la sua crescita, spero che capirà, un giorno, lo spero proprio.
Ciao

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